Apertura riuscita, ma che fatica

- Categoria : Laghetti Alpini

L'importante è crederci fino in fondo. Finora non ho ancora avuto una giornata di quelle intense, con svariati attacchi e numerose catture. Sono tutte state uscite che hanno messo alla prova le mie convinzioni su esche, spot, profondità, modi di recuperare e più in generale sul senso della vita. 

Poi, quando dopo ore di nulla succede qualcosa, tutto cambia e ti torna la voglia di stare al mondo. Dimentichi il mal di braccio, la schiena dolente, il vento e tutto quello che fino a tre secondi prima ti stava facendo decidere di andare a casa. La scarica di adrenalina, il pesce che fugge e si incaglia tra rami e sassi, il momento in cui togli il guadino dallo zaino e speri di fare in tempo prima che si slami...e poi eccolo lì. Io lo guardo, lui mi guarda (tirando giù i santi del mondo ittico). Allora ci siete!

Sono soddisfatto? Sì, molto. Queste me le sono proprio sudate! Speriamo che più in avanti diventino un po' più attive, ma chi lo sa? D'altra arte sono queste le cose che uno si ricorda...mica le 6 ore che precedono la cattura. Questa, se non erro, si chiama memoria selettiva. Che non è male, ma poi ti porta ad andare a pesca con un po' troppa fiducia, dato che ti ricordi specialmente i tuoi 5 minuti di gloria. Il ritorno alla realtà è quasi sempre piuttosto immediato e ti obbliga a rimettere in discussione tutto. E allora ricominci: a che profondità saranno? Sarà un colore che interessa? Adesso che è uscito il sole cosa devo cambiare? Sono sotto riva o in mezzo? Il fondo è sabbioso o sassoso? Gomma? Jerk? Esche metalliche? E via...questa è la pesca

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