Alla ricerca del Salmone Reale della Patagonia
Quando si parla di salmone reale, il pensiero corre subito ad Alaska, Canada e Stati Uniti, sulle sponde che si affacciano sul Pacifico. E invece eccoci qui, a rincorrere questo misterioso e affascinante pesce in Sudamerica, nella Patagonia argentina.
Anni addietro, tra il 1890 e il 1930, l’Argentina (come il Cile) ha introdotto nelle proprie acque diverse specie di salmone: Chinook, Coho e Atlantico. Nel corso degli anni è stato proprio il primo a resistere e a rivelarsi il più idoneo alle condizioni ambientali presenti e, tra il 1970 e il 1990, la popolazione è divenuta selvatica, ovvero indipendente da ogni intervento umano, dando vita a ceppi geneticamente patagonici.
Una delle caratteristiche che li differenzia dai loro avi statunitensi è la maggiore capacità di scegliere, per la riproduzione, fiumi diversi rispetto a quelli che li hanno visti nascere. Una peculiarità che li rende capaci di colonizzare nuovi corsi d’acqua e di espandersi sul territorio. Tutto questo per dire che, in Argentina, esistono ancora fiumi in cui nessuno pesca i salmoni, sebbene siano presenti. E dal punto di vista di un pescatore questa consapevolezza fa venire le farfalle allo stomaco e la voglia di dimenticare tutto e stabilirsi nella provincia di Santa Cruz.
Purtroppo, a questo giro, non abbiamo avuto il tempo di fare scouting e ci siamo basati su fiumi già notoriamente abitati da questi maestosi pesci. Purtroppo si fa per dire, perché i paesaggi che abbiamo trovato sono di quelli che ti lasciano a bocca aperta.
I primi giorni siamo stati a El Chaltén, ai piedi del Monte Fitz Roy, noto anche per essere raffigurato nel logo del brand Patagonia. Abbiamo pescato il Río de las Vueltas in compagnia di Nanchi, guida locale di grande esperienza, armati di canne e mulinelli potenti, in grado di permetterci di combattere pesci da 10–15 kg in un fiume piccolo e ricco di ostacoli. La tecnica scelta è stata lo spinning, con grossi rotanti e cucchiai.
Abbiamo deciso di pescare all’inizio della stagione, ovvero a gennaio, per evitare di incontrare pesci già impegnati nella riproduzione e darci la possibilità di catturare esemplari ancora argentati o solo leggermente colorati, nel pieno delle loro forze. Dopo l’ingresso in acqua dolce — che in questo caso avviene nel Río Santa Cruz, per poi proseguire verso il Lago Argentino e i fiumi che lo alimentano — i salmoni iniziano la loro trasformazione nuziale: oltre a perdere peso, il colore si scurisce e, nei maschi, il muso assume la tipica forma a becco, con denti sporgenti. Dopo la riproduzione, che avviene a marzo, muoiono, lasciando che i loro resti regalino nutrienti alla flora e alla fauna della zona. Tutto questo in un ciclo vitale della durata di 4-6 anni.
Ovviamente la fortuna non ci ha aiutati e l’inusuale caldo ha reso i pesci apatici, costringendoci a insistere per ottenere qualche risultato. È una pesca fatta di grandi camminate, innumerevoli lanci e animata dalla speranza di incrociare, prima o poi, un pesce in risalita. Quando questo accade, sono fuochi d’artificio: un’abboccata violenta, le fughe tra tronchi e sassi a cui è difficile opporsi, i salti, la possibilità di slamare praticamente in ogni momento… si passa dalla quiete al caos in un millisecondo.
Ma una volta portato a riva, ci si rende conto della maestosità del Chinook: la massa, il peso, l’aspetto aggressivo. Il fatto che si tratti di un salmonide, come le nostre fario, lo rende ancora più speciale.
Nella seconda parte del viaggio siamo stati a Estancia Cristina, sulle rive del Lago Argentino. Per raggiungerla si naviga tra gli iceberg rilasciati dal ghiacciaio Upsala, in un ambiente semplicemente incredibile. Qui i salmoni assumono un comportamento inusuale: risalgono il fiume e iniziano a popolare il Lago Anita, dove vagano fino al momento della riproduzione, quando scendono nuovamente in acqua corrente per raggiungere i letti di frega.
Per noi questo ha significato dover effettuare lunghi lanci contro il forte vento che soffia senza interruzione sul bacino. Canne lunghe, esche pesanti (40–50 grammi) e migliaia di lanci. Tra le immagini che non scorderò mai c’è sicuramente l’acqua color smeraldo, tinta dallo scioglimento estivo dei ghiacciai che abbracciano lo specchio d’acqua. E il pensiero che dalle rive di un lago di dimensioni modeste si possa agganciare un pesce capace di raggiungere i 30 kg.
Un sogno. Dal quale però ci si sveglia quando, all’estremità della lenza, si fa vivo uno di questi pesci preistorici, capace di regalare momenti che valgono il lungo viaggio.
Un sogno, peraltro, che potrebbe finire presto. Il Governo ha infatti deciso di riprendere i lavori di costruzione delle due dighe sul fiume Santa Cruz, interrotti nel 2023 per mancanza di fondi. Una volta concluse, il Chinook andrebbe a sparire per sempre dalle acque che abbiamo visitato, a causa dell’assenza di sbocchi verso l’oceano.
Il triste epilogo della favola del Salmone Reale Patagonico del Santa Cruz, ucciso dalla stessa mano che, un tempo, gli aveva permesso di ritrovare la vita selvaggia. Giusto? Sbagliato? Andá a saber…
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